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martedì

IL PRESIDENTE ovvero AMBIZIONE ODIO NIENT'ALTRO


da venerdì 11 a domenica 20 novembre

dal martedì al sabato ore 21.00 - domenica ore 18.30
Teatro Elicantropo Anonima Romanzi in collaborazione con Le Nuvole Teatro Stabile d’Innovazione
IL PRESIDENTE ovvero AMBIZIONE ODIO NIENT'ALTROdi Thomas Bernhard
con Paolo Coletta, Imma Villa, Paola Boccanfuso, Cecilia Lupoli
scene Roberto Crea, costumi Daniela Ciancio, disegno luci Cesare Accetta
regia Carlo Cerciello

Un teatro di “resistenza”, non può prescindere dall’analisi lucida e spietata sul potere, che un testo come IL PRESIDENTE di Thomas Bernhard pone in atto. Un affresco sul cinismo, ma anche sul vuoto pneumatico, sull’inutilità, sull’egolatria, di cui il potere stesso si nutre e si circonda. Tanto la Moglie del Presidente, quanto il Presidente stesso, sono ingabbiati nella loro fissità, non agiscono, sono vittime del loro stesso linguaggio, che li ossessiona e ne stigmatizza al tempo stesso l’inutilità e la sconfitta. Il potere si auto corrode, implode su se stesso. Disumanizzato, disumanizza, plagia, corrompe, invade, devasta, ma poi crolla sotto il suo stesso peso, marcisce dentro il suo stesso marciume. Non ha interlocutori e nemmeno li cerca, perciò i ruoli della governante signora Frolich e della giovanissima attrice, sono quasi muti. Le virtù richieste dal potere sono un’assoluta e silenziosa sudditanza, una sorta di catatonica obbedienza, eppure, le due succitate vittime del cinico e puro esercizio del potere, da parte della coppia presidenziale, sono anche il tormento stesso del potere, lo specchio della sua dorata solitudine, oltre che l’incapacità di opporvisi. La prima, la governante, infatti, è schiava consenziente, incapace di una vera e propria ribellione, di una rivoluzione operaia. La seconda, l’attricetta, è la giovane e facile preda di carne, sfruttata e sfruttatrice di un sistema, che rende regola la svendita della dignità, al fine dell’ottenimento del successo senza merito, l’icona di un’età appetita dal potere per la sua fragilità, per l’inconsistenza plagiabile della sua personalità adolescenziale. Soffia nei corridoi nostri contemporanei il vento freddo e mortale di un potere senza scrupoli e non ci sono oppositori di rilievo all’orizzonte, tanto da far apparire quasi romantico il gruppo anarchico della Baader Meinhoff, che imperversava negli anni 70 in Germania ed è per questo che mi piace concludere, sul finale della morte del Presidente, fine cui ogni potere è comunque destinato, con le parole di Ulrike Meinhoff, monito tremendamente contemporaneo e lucido al potere e all’etica maschilista imperante in questo XXI° secolo: “No,non voglio essere una delle vostre donne, confezionate col cellophane. Non voglio essere presenza tenera di piccole risate e di sorrisi stupidamente allettanti e dovermi sforzare di essere quel tanto triste e ammiccante e al tempo stesso pazza e imprevedibile e poi sciocca e infantile e poi materna e puttana e poi all'istante ridere pudica in falsetto a una vostra immancabile trivialità”

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